WayAssauto in piazza

lunedì 12 maggio 2008

Conferenza Stampa

Abbiamo
dichiarato di esserci


Asti,
Circolo della WayAssauto,
1 maggio 2008


La data e il luogo sono ovviamente simbolici. Di una classe operaia, che oggi si festeggia, mai così privata di diritti e di voce pubblica, di un lavoro mai così negletto, mai così ridotto a variabile del capitale. Il quale invece trionfa nei suoi riti mercantili, vedi la fiera qui vicina, ma soprattutto nella sua prerogativa di distruggere legami sociali, e qui ne abbiamo un esempio, con una vertenza che ha all'orizzonte la chiusura della fabbrica e la perdita di lavoro e di salario di più di duecento lavoratori. Il luogo, che possiamo immaginare come luogo di confine di due tempi della storia della città, il primo, ricordato e celebrato il giorno del 25 aprile, in una fabbrica , dove una comunità di lavoratori che è stata soggetto politico e sindacale attivissimo dal 1943 fino agli ultimi anni settanta, dagli scioperi antifascisti, alle mobilitazione per i diritti e le riforme, il secondo, che è quello che stiamo vivendo, in cui quel protagonismo civile è ormai annegato in una società attraversata dalle disuguaglianze e da disgreganti pratiche mercantili, la precarietà della vita che si è diffusa in modo organico.


Per quanto ci riguarda, intanto dichiariamo di esserci, come collettivo di compagni e compagne, che intendono dare il loro contributo alla rinascita di una sinistra che abbia ritrovato le sue vere ragioni sociali e allo sviluppo di un movimento contro il neoliberismo e la guerra che già è presente nella società e al quale ispiriamo il nostro modo di agire la politica. I riferimenti sono le persone i collettivi e le comunità, come quelle della Valle Susa o di Vicenza, giusto per ricordare le situazioni più note, che in modo concreto e
in assoluta vicinanza della loro realtà sociale, e in forme di democrazia partecipata o dal basso, contrastano tutto ciò che appare una violazione del loro territorio, della loro sovranità e soprattutto dei loro legami sociali.


In questo senso ci preme cancellare un sospetto, che qualche volta ci torna come una certezza, circa il nostro essere o non essere un partito o di accingerci a diventarlo o a comportarci come tale. Non siamo un partito, siamo un movimento politico, una associazione che conferma i suo carattere di movimento. Ci rendiamo conto, che la scelta di presentare nostre liste elettorali, smentisce queste nostre affermazioni e contiene molte ambiguità non sciolte, che sono anche le inevitabili ambiguità di un dibatto al nostro interno che ha visto il collettivo di Asti pronunciarsi all'unanimità contro la presentazione. La presenza delle nostre liste ha avuto il solo scopo
di farci conoscere presso l'opinione pubblica più larga e al momento non abbiamo ragione di dubitare di noi stessi circa il nostro essere una associazione e non un movimento politico.


Questa nostra condizione ci permette di esprimerci in tutta libertà e di rivolgerci senza pregiudizi o strumentalismo di sorta a ciò che resta della sinistra politica in città almeno alla sua parte che alla fine non si è riconosciuta o si è riconosciuta a fatica nelle scelte e nei comportamenti dei gruppi dirigenti dei rispettivi partiti. A quella parte della sinistra a cui non sfuggono i termini generali della crisi della politica e dunque della sinistra, al di là del ruolo dei gruppi dirigenti dei partiti. Vale a dire, per sommi capi, il prevalere nel senso comune di una cultura dell'individualismo proprietario, protagonista di sé, cinico e opportunista quanto basta per prevalere sul proprio simile e sull'ambiente circostante; un disporsi del processo di lavoro in cui i lavoratori sono manipolabili quanto si vuole secondo le potenze del capitale, il prevalere delle astrazioni di questo processo sulla vita reale delle persone. L'invito è quello di cominciare a discutere i contenuti di una possibile piattaforma per l'opposizione sociale e politica al neoliberismo, obiettivi e forme di lotta, con quale cultura ci si rivolge ai nostri presunti referenti sociali.

martedì 29 aprile 2008


CONFERENZA STAMPA

Giovedì 1 maggio alle ore 9,15, presso il circolo Way Assauto, via C. Chiesa 20.

L'esito elettorale e le prospettive della sinistra e dei movimenti. Gli orientamenti dell'associazione Sinistra Critica. Proposta di confronto pubblico.

Agire il più possibile vicino alla realtà

CHE FARE ?

L’associazione Sinistra Critica, in seguito alla catastrofe elettorale che ha visto le forze della sinistra antiliberista sparire dal parlamento e da molte amministrazioni locali, intende invitare ad un incontro pubblico tutti coloro che non intendono arrendersi alle forze del “pensiero unico”, dominanti nel nostro paese sia a livello politico che a livello culturale.

La proposta è quella di ricreare un fronte comune di lotta che superi le divisioni che ci hanno fatto andare, pur con idee simili, divisi allo scontro elettorale. Come associazione intendiamo promuovere, senza alcun intento di primogenitura, un dialogo che faccia tabula rasa del passato lasciando indietro settarismi, interessi di bottega, ambizioni personali per poter ricominciare una lotta che ora più che mai richiede unità d’intenti.

Alla parola d’ordine di “Che fare” , si cerca di riunire tutti coloro che non vogliono arrendersi ad un liberismo sfrenato che, con la pretesa francamente incomprensibile di rappresentare la “modernità”, intende creare un mondo in cui la legge del più forte sia la norma e il profitto diventi l’unico valore possibile.

A tale scopo si sono individuati i seguenti punti di discussione:



  1. Lo smantellamento del sociale, dai diritti dei lavoratori ai diritti sociali quali abitazione, istruzione e sanità;

  2. La guerra come continuazione dell’aggressività economica. Dalla farsa della guerra ai terrorismi a quella delle false missioni umanitarie;

  3. L’ attacco ai diritti individuali attraverso l’indebolimento progressivo della laicità dello stato;

  4. Il dramma dell’insicurezza tra mito e realtà;

  5. L’insostenibilità della crescita permanente.



Consci di non aver esaurito tutto lo scibile, riteniamo che questi possano e debbano essere la base comune solida da cui partire per provare a ricostruire un mondo migliore per noi e per chi verrà dopo di noi.



Il gruppo operativo provinciale di Sinistra Critica

Asti 30/04/08



ORIENTAMENTI

LA RICOSTRUZIONE A SINISTRA SI FA CON L’OPPOSIZIONE SOCIALE. LE IDEE E LE PROPOSTE DI SINISTRA CRITICA

Si è riunito domenica 20 aprile il Coordinamento Nazionale di Sinistra Critica per discutere delle elezioni. Questa la sintesi della discussione.

Le elezioni del 13 e 14 aprile segnano la chiusura di un ciclo della sinistra e un’uscita a destra dalla lunga transizione italiana. Le destre capitanate da Berlusconi vincono con i numeri e nella società consolidando un blocco sociale e una presa “culturale” sul paese – regressiva, individualista e intollerante – che costituisce a suo modo una risposta alla crisi economica e ai meccanismi della globalizzazione. Lo stesso voto alla Lega, la vera vincitrice delle elezioni, rappresenta una risposta “radicale e di massa” alla crisi, alle scelte compatibiliste del Pd e una soluzione localistica e tendenzialmente xenofoba che innesta una nuova guerra tra poveri.

Il Pd, al pari della sinistra, esce sconfitto dal voto e si consegna a uno “splendido isolamento”. Veltroni ottiene lo svuotamento della sinistra ma non sfonda al centro e la sua è una vittoria di Pirro. Non solo, ma i suoi rapporti consolidati con la borghesia italiana vengono messi in difficoltà dall’opposizione e il fronte sindacale che l’ha sostenuto va in crisi mentre, sul piano politico, ha pochi margini di azione sia alla propria destra – l’Udc perde voti in assoluto e resta ancorato all’orbita berlusconiana – che alla propria sinistra per via dello svuotamento della Sinistra Arcobaleno. La segreteria Veltroni per ora resta salda ma inizia a scricchiolare.

A sinistra c’è la catastrofe. A essere battuto non è solo Bertinotti ma l’intero gruppo dirigente della Sinistra. Un ciclo si chiude, la rifondazione comunista è esaurita. A venire sconfessato è il nucleo storico del togliattismo italiano che viene liquidato dalle urne, l’idea di una compatibilità e di una prospettiva di governo in alleanza con settori della borghesia italiana. Il 13 e 14 aprile è la Bolognina di Occhetto che consuma il suo corso. In oltre quindici anni, la sinistra ha vissuto di una rendita elettorale senza coltivare nessun radicamento sociale. Ora, quella rendita viene meno e un’intera burocrazia viene mandata a casa lasciando sul terreno solo macerie.

La ricostruzione diventa l’imperativo dell’oggi. Ma nessuno dei gruppi dirigenti responsabili della catastrofe può permettersi di dare indicazioni. E nessuna delle prospettive oggi delineate sul campo appare credibile o degna di attenzione. Né la soluzione identitaria dei “comunisti uniti” di Diliberto, né il supposto rinnovamento che in Rifondazione vede all’azione l’ex ministro del governo Prodi, Ferrero. Le proposte in campo, al di là di variazioni sul tema, infatti, non si discostano sulla strategia – prima o poi, il governo con il Pd; un solido attaccamento alle giunte locali – ma solo per quale settore di apparato deve mettere le mani sugli immobili e sulla cassa.

Nonostante questi giudizi, comunque, il tema della ricostruzione è posto e Sinistra Critica se lo pone con attenzione, sia pure senza illusioni.
Sinistra Critica esce viva da questa prova, circa 200mila voti la rendono un soggetto attivo sulla scena politica, un soggetto che intende costruire una prospettiva e un’organizzazione stabile a cui invitare tanti e tante che oggi non intendono rassegnarsi o passivizzarsi. Nei prossimi giorni renderemo pubblico un nostro documento di “10 idee per costruire una nuova sinistra” ma nell’immediato lanciamo una serie di iniziative che ci vedranno protagonisti:

  • una campagna di tesseramento e sottoscrizione per l’acquisto di una sede nazionale;

  • una campagna nazionale sul salario per una legge di iniziativa popolare sul salario minimo legale a 1300 euro e per il salario sociale;

  • l’incontro europeo a Parigi del 1 e 2 giugno per la Sinistra Anticapitalistica Europea;

  • l’organizzazione della Prima Festa nazionale di Sinistra Critica a cavallo di giugno e luglio come grande appuntamento collettivo di discussione sul tema della ricostruzione della sinistra.

La ricostruzione della sinistra, di una sinistra di classe e anticapitalista, non può che passare per delle pratiche sociali, la centralità del conflitto sociale e l’organizzazione della resistenza sociale. Il problema principale oggi non è quale contenitore ricostruire o quale astratta unità mettere in piedi ma quale opposizione organizzare al governo Berlusconi. Centrale, dunque, è la costruzione di “Forum unitari delle lotte e dei movimenti” che valorizzino le alleanze costruite finora, le allarghino e le potenzino. A partire da quelle già esistenti. Ci impegniamo, dunque, e invitiamo a costruire:

  • il 25 aprile ovunque sia possibile, come prima risposta alla xenofobia veicolata dalla Lega e dalle destre;

  • la MayDay del 1 maggio a Milano, quest’anno caratterizzata significativamente sul tema migranti, tema dirimente della prossima fase e su cui costruire un appuntamento specifico di riflessione. L’unità di lavoratori e lavoratrici italiani e migranti è oggi un punto centrale;

  • la manifestazione contro la Mafia a Cinisi il 9 maggio in occasione del trentennale della morte di Peppino Impastato;

  • la manifestazione per la Palestina e contro il governo israeliano a Torino il 10 maggio;

  • l’assemblea nazionale del Patto di Mutuo Soccorso a Riace il 24 e 25 maggio;

  • i vari Pride che si svolgeranno nel mese di luglio.



Una rete di Kollettivi e di patti di Mutuo Soccorso

per contrastare il neoliberismo

La domanda è di sapere quanti hanno voglia di un nuovo sodalizio politico, che abbia come confine del suo agire il territorio più prossimo e la comunità che lo comprende. Non necessariamente sarebbe la rinuncia ad un agire politico più generale e un cancellare o trasferire altrove i conflitti di classe. Agire il più possibile vicino alla realtà, senza le astrazioni che oggi la deformano (comprese quelle politiche), sembra essere il solo modo per riprendere un cammino di una radicale riforma della società. Le giustificazioni non mancano. Il mondo è profondamente cambiato e nel senso opposto a quello auspicato dai suoi riformatori. Le contraddizioni del capitale sono diventate più pervasive, i processi di lavoro infinitamente più complessi, gli scambi al consumo ancora più reificanti. Questo “moderno” sistema sociale, il neoliberismo, si è affermato o va affermandosi su tutto il pianeta.

La nostra rappresentanza politica esclusa dal Parlamento scopre di essere priva di radicamento sociale e si attarda nella ricerca del capro espiatorio e nella riproposizione di vecchie idee e di un agire politico mostratosi fallimentare fino alle ultimissime sue prove. Si pretende di congelare persino l'immaginario, privandolo così della sua forza, senza vedere che c'è già un altro immaginario che percorre l'intero pianeta. Intanto, è il modo di vedere il mondo di finanzieri, imprenditori, generali e preti, più ancora delle loro dissennate azioni, che influenza, qui da noi, le coscienze dei più, e tutto questo è sentito come una minaccia al vivere civile solo da una minoranza, quella di cui facciamo parte.

Ripartire dal basso vale a dire da noi stessi, dal nostro piccolo, dalle esperienze che abbiamo fatto in questi ultimi anni e mesi, è la scelta che dobbiamo fare. Non si riparte da zero, questa è l'impressione di quelli tra noi che hanno perso anche la speranza. Ci sono le idee e le esperienze del movimento in cui ci siamo riconosciuti e ancora ci riconosciamo. Dai Forum mondiali in poi, in forme che dobbiamo giudicare all'altezza delle “moderne” contraddizioni del capitale, persone singole, collettivi e intere comunità hanno fatto l'esperienza dell'anticipazione di un nuovo mondo. Con una complessità di pubblico e privato, le azioni di contrasto del neoliberismo si sono diffuse e manifestano se stesse in piazza ma anche nei comportamenti quotidiani, nelle scelte di vita e di relazione.

Il becero realismo di chi alla fine, come dicono Sartori o Mieli, considera questo l'unico mondo possibile, non solo il migliore, può essere smentito. Ci si deve però sbarazzare dell'idea di una avanguardia che detiene il monopolio dell'intelligenza politica e pensare invece ad una intelligenza politica diffusa, ad una comunicazione in rete inclusiva, a spazi pubblici con i confini sempre aperti.

TERRA BRUCIATA

Un soggetto politico credibile e degno di attenzione.

Le elezioni politiche del 13 e 14 aprile hanno cambiato profondamente il volto della politica italiana. Il centrodestra guidato da Berlusconi stravince sia sotto l’aspetto prettamente numerico con quasi nove punti percentuali di differenza sul Partito Democratico, sia sotto l’aspetto sociale trasformando, attraverso l’efficace azione sul territorio della Lega Nord che vede aumentare a dismisura il suo consenso, il malessere diffuso presente nel Paese in rigurgito populista e xenofobo.

Il Partito Democratico, d’altro canto, fallisce su tutta la linea. Nato per conquistare il voto moderato, non solo non sfonda al centro ma schiaccia , attraverso la pesante strategia del “voto utile” quella parte di Sinistra , maggiormente organizzata, rappresentata dalla Sinistra Arcobaleno.

Il Partito di Veltroni si trova oggi con un pugno di mosche in mano incapace di organizzare un’opposizione “politica” degna di questo nome, con pezzi della propria coalizione pronti a girargli le spalle (Italia dei Valori di Di Pietro) e con eletti nelle proprie liste (come il neo onorevole Calearo) pronti a prestare “giuramento di fedeltà” al futuro governo Berlusconi .

Le scelte “governiste” e di autoreferenzialità che hanno caratterizzato l’azione politica degli ultimi 15 anni hanno fatto “terra bruciata” attorno ai partiti che formano (formavano) la Sinistra Arcobaleno. Il conto presentato risulta essere salatissimo : la scomparsa della sinistra radicale dal Parlamento Italiano. Tale sconfitta non può essere di certo imputata ad una sola persona, ma ad un intero gruppo dirigente che ha smesso di fare politica tra la gente preferendo i salotti buoni della borghesia italiana o quelli incipriati di “Porta a Porta”.

Ora si deve ripartire da zero, dalle macerie di questo rovinoso ma inevitabile crollo occorre ricostruire una Sinistra capace di rappresentare ed interpretare i conflitti sociali ponendoli a base di una reale rivoluzione democratica del nostro Paese. La severa autocritica è l’unico mezzo capace di rendere meno dura e faticosa la strada di tale ricostruzione. Parimenti la disperata corsa al potere di chi , come il ministro uscente Ferrero, è stato artefice di scelte scellerate ed autolesioniste per l’intera Sinistra, rappresenta il modo più sbagliato di riprendere il cammino.

Sinistra Critica con i suoi oltre 170 mila voti ottenuti si pone come un soggetto politico credibile e degno di attenzione ed intende dare un contributo attivo ed importante a tale ricostruzione. Lo farà mantenendo orgogliosamente e coerentemente lo status di “associazione” ma non per questo rinuncerà a guardare lontano “ perché no “alla costruzione di un vero e proprio partito politico di classe ed anticapitalista che sappia valorizzare e mettere in rete le forze di quanti, donne e uomini, non smettono e non smetteranno di credere ad una sinistra che fa quello che dice.

Si parte da qui.

giovedì 10 aprile 2008

Il 13 e il 14 aprile sostieni LA SINISTRA CHE FA QUELLO CHE DICE, vota SINISTRA CRITICA !


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